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  • Il mio percorso nell’accessibilità digitale: perché ho scelto la IAAP e la certificazione CPAC

    Dal 16 agosto sono ufficialmente un membro attivo della IAAP (International Association of Accessibility Professionals). Questo passo rappresenta molto più di una semplice iscrizione: è l’inizio di un percorso strategico verso la certificazione CPAC (Certified Professional in Accessibility Core Competencies) e una scelta di vita professionale che segue il corso di perfezionamento fatto alla Università Europea di Roma in Diversity e Disability Management ed il mio ruolo di disability manager di fresca nomina.

    Integrazione di persone e tecnologia: icona globale che simboleggia l'inclusione e la rete professionale IAAP.

    Il valore di una rete globale come la IAAP

    Far parte della IAAP significa entrare a contatto con la più grande community internazionale di esperti dedicati all’inclusione. La collaborazione costante dell’associazione con gli enti centrali europei garantisce che le competenze promosse siano sempre in linea con le direttive e gli standard più avanzati.

    Verso la certificazione CPAC

    Anche se non sono ancora certificato, considero la CPAC un traguardo fondamentale per chiunque desideri validare le proprie competenze fondative sull’accessibilità web e fisica. Promuovere questa certificazione è essenziale per diffondere una vera cultura dell’inclusione basata su standard rigorosi e riconosciuti a livello globale.

    Caratteristiche dell’esame

    L’esame conterrà 100 (cento) domande a scelta multipla, con 4 opzioni tra cui scegliere l’unica risposta corretta. Fortunatamente, le risposte non date o errate varranno 0 (zero) punti, mentre ogni risposta corretta varrà 1 (uno) punto. Infine, le lingue attualmente disponibili (che in futuro saranno ampliate) sono Inglese, Tedesco e Spagnolo.

    Un professionista al lavoro su un laptop, affiancato da elementi grafici relativi allo studio degli standard WCAG e all'accessibilità.

    Gli argomenti dell’esame

    I macro-argomenti dell’esame CPAC sono tre:

    1) Disabilità, Sfide e Tecnologie Assistive (40% dell’esame)

    In questa area si richiede la comprensione delle diverse tipologie di disabilità, delle barriere affrontate dalle persone e delle tecnologie utilizzate per interagire con il mondo digitale e fisico:

    • Modelli teorici della disabilità: Caratterizzazione, differenze, punti di forza e debolezze dei vari modelli (medico, sociale, biopsicosociale, economico, basato sulle soluzioni funzionali, di identità sociale/affiliazione culturale e caritativo).
    • Categorie e caratteristiche delle disabilità: Studio approfondito delle disabilità visive, uditive, della sordo-cecità, del linguaggio, della mobilità, della flessibilità e struttura corporea, cognitive, delle crisi epilettiche e psicologiche, con relative barriere nell’ICT e nel mondo fisico.
    • Tecnologie assistive e strategie adattive: Identificazione di tecnologie (come screen reader, sistemi di ascolto assistito o software di previsione del testo) e strategie di adattamento a livello individuale per disabilità permanenti, temporanee o episodiche.
    • Demografia e statistiche sulla disabilità: Comprensione delle ragioni per raccogliere questi dati, dei limiti legati allo sviluppo di statistiche e delle implicazioni demografiche globali.
    • Etiquette della disabilità: Linee guida sul modo rispettoso e inclusivo di interagire e comunicare con le persone con disabilità, compreso l’uso del linguaggio idoneo.

    2) Accessibilità e Progettazione Universale (40% dell’esame)

    Questo modulo affronta i principi di progettazione volti a rendere prodotti, servizi e ambienti utilizzabili dal maggior numero possibile di persone:

    • Accomodamenti individuali vs Progettazione Universale (Universal Design): Distinzione tra soluzioni progettate per singoli individui eccezionali e il design sistematico per un’ampia gamma di abilità.
    • Benefici dell’accessibilità: Come l’accessibilità favorisce le persone con disabilità e come le organizzazioni e la società beneficiano dell’inclusione in termini di innovazione, indipendenza e risparmio sui costi.
    • Principi di accessibilità per l’ICT: Studio e applicazione dei concetti fondamentali delle Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web (WCAG), in particolare i quattro principi POUR: Percepibile, Operabile (Utilizzabile), Comprensibile e Robusto.
    • Accessibilità nell’ambiente costruito: Principi e linee guida per la progettazione inclusiva di edifici, spazi pubblici e sistemi di trasporto.
    • Principi della Progettazione Universale: Conoscenza dei 7 principi del Design Universale e dei relativi obiettivi.
    • Universal Design for Learning (UDL): Applicazione dei tre principi cardine dell’UDL nell’istruzione: Coinvolgimento (Engagement), Rappresentazione (Representation), ed Azione ed Espressione (Action & Expression).
    • Usabilità ed Esperienza Utente (UX): Comprensione della progettazione centrata sull’utente (User-Centered Design) e di come l’accessibilità si integri e completi l’usabilità e la UX.

    3) Standard, Leggi e Strategie di Gestione (20% dell’esame)

    Questa sezione valuta la conoscenza dei quadri normativi nazionali e internazionali e delle migliori strategie organizzative per integrare l’accessibilità a livello aziendale:

    • Dichiarazioni e Convenzioni internazionali: Tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) e il Trattato di Marrakesh.
    • Normative regionali, nazionali e provinciali: Studio di leggi fondamentali sui diritti umani e sulla disabilità, come la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, l’Equality Act 2010 (UK), l’ADA (USA) e l’AODA (Ontario).
    • Leggi specifiche per dominio e sugli appalti pubblici: Normative sul settore telecomunicazioni e leggi sugli acquisti pubblici di beni e servizi accessibili (es. direttive UE sugli appalti o Section 508 USA).
    • Applicazione degli standard di accessibilità all’ICT: Inquadramento delle normative come l’European Accessibility Act (EAA), la Web Accessibility Directive dell’UE e l’applicazione dello standard EN 301 549.
    • Integrazione dell’accessibilità nell’organizzazione: Strategie programmatiche e di governance, che includono la creazione di un piano di accessibilità ICT, l’uso di modelli di maturità, l’importanza dei “management champions”, le valutazioni, le strategie di assunzione inclusiva, i processi d’acquisto e la gestione della comunicazione.

    Vuoi saperne di più sulle certificazioni IAAP?

    Se ti occupi di tecnologia, progettazione o gestione delle risorse umane, investire nell’accessibilità non è solo un dovere etico e normativo, ma una vera opportunità strategica. Ti invito a esplorare il sito ufficiale della IAAP per scoprire la certificazione CPAC e le altre opportunità offerte da questa straordinaria community globale.

  • Intelligenza Artificiale e Accessibilità: Opportunità e Rischi

    L’Intelligenza Artificiale rappresenta una grande risorsa per i professionisti dell’accessibilità e i piccoli team, consentendo di automatizzare le attività di routine, velocizzare la stesura di report di audit e generare idee iniziali. Tuttavia, affidarsi ciecamente all’IA comporta forti rischi: poiché i modelli di linguaggio sono addestrati su dati storici privi di criteri inclusivi, tendono a generare codice privo di semantica, etichette errate o testi alternativi imprecisi. Pratiche come il “Vibe Coding” rischiano di aumentare le barriere digitali sul web anziché abbatterle. La regola d’oro è usare l’IA come supporto solo in ambiti in cui si ha già esperienza, mantenendo sempre la supervisione e il giudizio critico umano.

    Per supportare questa idea che mi sono fatto, vi condivido questo video interessantissimo in inglese, ma volendo con il doppiaggio automatico fatto dall’intelligenza artificiale, che rende molto bene l’idea.

    In questo video Simon Miner, imprenditore non vedente, racconta la sua esperienza con l’intelligenza artificiale e l’uso che ne fa come esperto di accessibilità.

    Ecco i punti chiave del discorso

    1. Le sfide per i liberi professionisti e piccoli team

    Chi lavora in piccole realtà o da solo deve gestire molteplici ruoli contemporaneamente (audit di accessibilità, sviluppo, formazione, vendite, marketing, amministrazione, risorse umane). L’IA rappresenta un’opportunità strategica per automatizzare ed accelerare le attività ripetitive e strutturate, permettendo di ampliare l’impatto del proprio lavoro senza necessariamente dover assumere personale.

    2. Il rapporto complesso tra IA e Accessibilità

    L’impatto dell’IA sull’accessibilità presenta luci e ombre:

    Benefici (Come l’IA aiuta): Velocizza i controlli di routine, aiuta a generare report di audit, supporta la stesura di linee guida per risolvere eventuali problemi(remediation) e suggerisce soluzioni per rendere i contenuti accessibili.
    Criticità (Come l’IA danneggia): Genera spesso codice, siti e documenti non accessibili. Questo accade perché i modelli di linguaggio (LLM) sono addestrati su dati web preesistenti che per anni sono stati privi di requisiti di accessibilità. L’IA tende inoltre a creare interfacce con cattiva semantica, “allucinare” testi alternativi per le immagini (alt text) o ignorare la comunità di persone con disabilità nella fase di progettazione.
    Il fenomeno del “Vibe Coding”: La tendenza crescente a scrivere codice tramite semplici prompt testuali senza una verifica manuale sta aumentando gli errori di accessibilità sul web, come evidenziato anche dal report WebAIM Million 2026.

    3. Linee guida per un uso sicuro dell’IA

    Simon Miner suggerisce regole rigide per l’integrazione dell’IA nel proprio flusso di lavoro:

    Cosa fare con l’IA: Usarla per bozze di contenuti, idee iniziali, brainstorming, compiti amministrativi (template, e-mail personalizzate), formattazione di note e sintesi.
    Cosa EVITARE di delegare all’IA: Decisioni strategiche e legali di alto livello, interazioni umane complesse (coaching, risoluzione di conflitti, relazioni con i clienti) e valutazioni di usabilità su casi limite che richiedono intuito ed esperienza vissuta.
    Regola d’oro: Utilizzare l’IA solo per attività in cui si è già esperti, in modo da poter revisionare e correggere gli output. L’IA non deve mai sostituire il giudizio critico umano (situational disempowerment).

    4. Casi d’uso pratici

    Contenuti e Comunicazione: Generazione di bozze per post social, stesura di testi alternativi (alt text) dettagliati fornendo il contesto adeguato, creazione di script per audiodescrizioni video e generazione di immagini/grafiche con strumenti orientati all’accessibilità (es. Venngage).
    Operatività aziendale: Creazione di modelli riutilizzabili per proposte commerciali ed e-mail di follow-up personalizzate per i clienti, oltre a modelli organizzativi (es. fogli di calcolo per il monitoraggio della sales pipeline).
    Design e Sviluppo: Sebbene gli strumenti automatici di creazione siti (es. Lovable) o i generatori di codice promettano accessibilità al 100%, spesso falliscono su aspetti cruciali (gestione del focus, etichette ARIA non corrispondenti). Strumenti come GitHub Copilot e nuovi agenti dedicati stanno comunque muovendo passi avanti nel segnalare problemi di struttura e ordine di lettura del codice.

    Io ho reputato questo intervento molto interessante ed essendomi da poco iscritto alla IAAP, di cui vi parlerò prossimamente, ho reputato utile condividerlo!

    E voi che ne pensate? Siete d’accordo o avete esperienze diverse da voler condividere?